| Personaggi | Interpreti |
| Alcesti | Mary Negro |
| Admeto | Gustavo D’Aversa |
| Eracle | Marco Antonio Romano |
| Apollo | Antonio D’Aprile |
| Prima Ancella | Liliana Putino |
| Seconda Ancella | Claudia Mancino |
| Servo | Cosma Profico |
| Ferete | Antonio Romano |
Simbolo dell’amore coraggioso, sintesi delle virtù femminili, eroina di fronte alla morte: questa è Alcesti, il personaggio di Euripide che polarizza l’attenzione nella sua omonima tragedia dai toni poetici, sentimentali e patetici. Emblema della donna ideale nella Grecia del V secolo, Alcesti è la sposa fedele e la madre affettuosa che, sopraffatta dalla passione, è disposta a sacrificare la propria vita per salvare quella del marito. Vede spegnersi la sua esistenza nel fiore della giovinezza, e si offre alla morte senza lacrime nè afflizione, non rimpiangendo il passato nè rimproverando Admeto dell’egoistico patto con Apollo. Abbandona la terra chiedendo al marito solo di conservare indelebile nel suo cuore il proprio ricordo e di non amare in futuro altre donne, in una scena struggente davanti al palazzo reale che marca ancor più l’evidente contrapposizione tra coraggio femminile e debolezza maschile. Ma in questa tragedia l’amaro destino sembra avere due facce: riposta quella crudele impersonata dal demone della morte Thanatos, con Ercole, eroe e salvatore di Alcesti, pare commuoversi alla triste storia della donna e lascia che, per una volta, venga infranta la rigida legge che impedisce ai morti di tornare in vita. Teatro della triste vicenda e Fere, città della Tessaglia. Il re Admeto in premio all’ospitalità concessa ad Apollo, ha ottenuto il privilegio di sopravvivere al giorno fatale, se un’altra persona accetti di morire per lui. Mentre il vecchio padre Ferete e la madre rifiutano il sacrificio per la salvezza del figlio, la moglie Alcesti è pronta a offrire per lo sposo la propria vita. Intanto Apollo tenta di sottrarla al demone della morte: l’ora scocca, e Alcesti, dopo un nobile commiato, muore. Admeto le promette lutto perenne e postuma fedeltà. Sopraggiunge a palazzo Ercole e, accolto ospitalmente da Admeto, si abbandona alle gioie del simposio, ignaro della morte di Alcesti. Dopo aver appreso la sventura dell’uomo, con un’impresa eroica nel mondo degli inferi, riporta in vita Alcesti e la riconsegna al marito, consacrando il sacro vincolo dell’amicizia e dell’ospitalità.
Nell’"Alcesti" Euripide riesce a creare un mondo femminile idealizzato, dove la donna diventa eroina di fronte alla morte. Alcesti cede alla debolezza del marito, e con uno sconvolgente atto di fermezza, non esita a sacrificare la propria gioia per il bene dell’uomo. La figura di Admeto è disegnata nella sua consistenza antieroica, con genuina poesia. La vicenda di Alcesti si risolve, come in una favola, con il classico lieto fine in cui il bene trionfa su un destino che in questo caso tanto malvagio non è, dimostrando come l’ostinata volontà di una donna possa riuscire a commuovere anche la fredda morte.
05-09-2010
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06-09-2010
Commedia in due tempi di Molière Regia FRANCESCO PICCOLO C/O COLLEMETOin "L'Avaro"